GRUPPO PROGETTO AIUTO Ex Jugoslavia - Avis Albairate

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GRUPPO PROGETTO AIUTO Ex Jugoslavia

Queste poche righe vogliono far conoscere per non dimenticare,
vogliono essere un riconoscimento,
ai volontari
e a tutti quelli che hanno contribuito
Far riflettere
sull'egoismo e l'incapacità di comunicare del mondo attuale.



UN PO' DI UNA BELLA AVVENTURA


TI gruppo nasce quasi casualmente nel marzo 1994 tra persone accomunate da uno spirito sociale, umanitario e di volontariato che hanno trovato senso e significato nell'azione comune di partecipazione ad eventi socio-politici, quali la guerra nella ex-Jugoslavia.
Metà Febbraio 1994, dopo l'Assemblea annuale dell' Avis di Abbiategrasso, il nostro presidente Avis, Gavello con l'amico Giovanni Bolciaghi prendevano un caffè, commentando il conflitto in Jugoslavia, ed in particolare dell'esperienza di un Abbiatense andato in Bosnia con un gruppo di Magenta.
Cosa ne dici cosa ne pensi, si potrebbe, tàcciamo, io però, insomma sono coinvolti, Giovanni Bolciaghi già molto operoso nel volontariato si attiva trova vari mezzi ed alleati, tra questi il giovane figlio Paolo (anch'esso impegnato nella carrozzeria di famiglia), che con tenacia lavorando le sere, i sabati, e le domeniche ricava una ambulanza da un vecchio Uaz.
Gavello torna in Albairate e subito coinvolge Teresio Gramegna, Mario Martinetti e la Sezione Avis, poi il paese è piccolo la gente mormora si raccolgono viveri, materiali, (la sede sembrava un deposito).

GALLERIA FOTOGRAFICA
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  • 1994

  • 1995
  • 1996
  • 1997
  • 2002 Zenica
  • Momenti


Dal 4 all' 8 Marzo 1994


(Albairate, Abbiategrasso, Magenta, Medjugorie, smistamento, e ritorno circa 2700 km)
Sono passate poco più di due settimane, e la sera di venerdì 4 marzo, tre furgoni caricati all'inverosimile, e il vecchio Uaz ormai ambulanza, con i temerari Casaccia Daniele Abbiatense già andato in Bosnia, Gramegna Teresio, Martinetti Mario, Lazzarin Matteo, Porrati Giancarlo, Macchi Rodolfo, Sacchi Marco, Gavello Sergio, Bolciaghi Giovanni.
Nessuno lo ammetteva ma l'angoscia era palpabile, tutti eravamo molto stanchi, il proprio lavoro, i preparativi del viaggio, la raccolta, la selezionato, l'imballo e la catalogazione dei materiali. Arrivammo a Magenta, applicammo le insegne Caritas, la benedizione del Parroco e la partenza per Medjugorie zona sicura, base da cui saremmo partiti per lo smistamento dei materiali, il periodo non dava alternative, bisognava percorrere la strada costiera più sicura, ma tortuosa e molto trafficata, eravamo oltre quindici mezzi con a bordo oltre trenta persone, pochi avevano già percorso la via, le insidie della stagione erano in agguato.
(dopo circa 28 ore) Era l'una di notte quando arrivammo a Medjugorie, subito nelle rispettive  "pensioni" (case private che ospitavano), noi di Albairate bussammo alla porta.
Ci aprì Miriana, circa 30 anni molto molto incinta intorno all'ottavo mese, madre di tre figli e il marito militare, parlava un po' di Italiano ci fece vedere le camere (non abbandonammo più questa famiglia, ancora oggi periodicamente torniamo a trovarli per un abbraccio e un sorriso).
Domenica mattina, alle sette Miriana ci aveva preparato la colazione (latte, caffè, pane e un pò di
formaggio), ci chiese per il pranzo (non lo sapevamo) e ci accodammo per la cena, andammo a scaricare alla Caritas di Citluc e a Mostar in Ospedale, all'arrivo una folla di donne ci chiedevano pannolini, e bambini giocattoli, il buon nonno Matteo come per incanto fece apparire degli scatoloni contenenti giocattoli, e fu una cosa indescrivibile.
La sera da Miriana con tutta la famiglia Daniel (6 anni) Angelina (8) Ange1co (lO) il marito Miscia in licenza, fu una festa, anche Angelco e Angelina parlavano un po' di italiano essendo stati ospiti in Italia per sei mesi all'inizio del conflitto, la cena tutti insieme (con il pane fatto in casa e delle cosce di pollo enormi) molto semplice ma buona, (qualche mese più tardi sapemmo che per darci da mangiare aveva fatto debiti).
Lunedì mattina presto lasciato l'Uaz (ambulanza) al capo convoglio per la consegna, ci avviammo per il ritorno il nostro non potevamo rimanere, i mezzi avuti in prestito necessitavano alle aziende, e noi dovevano rientrare al lavoro.

Amedeo molto timoroso, padre di un bambino nato con molti problemi, come una sorta di voto, nonostante la profonda angoscia ci ha voluti accompagnare, e in questa avventura e ci ha regalato queste considerazioni.


CRONACA DI UN VIAGGIO IN ZONA DI GUERRA


Sono partito una sera, era un venerdì, dopo una giornata passata di corsa tra un impegno e l'altro, come al solito. Un viaggio lungo, un incontro che mi aspettava a chilometri di distanza, un incontro con un qualcosa di incerto.
Ed il primo impatto con il compagno di viaggio Sergio nella confusione della partenza.
E la notte che si fa avanti ed il parlare costante per non cedere al sonno.
I chilometri percorsi e la prima sosta a Trieste dove si impara a conoscere il viso di altri compagni di viaggio e di avventura. La frontiera da attraversare ed il capire di lasciare indietro l'Italia che con tutti i suoi problemi paragonata alle repubbliche della ex Jugoslavia e' sicuramente un oasi di pace, Slovenia prima terra slava ed arrivare così alla Croazia, paese di guerra.
E raggiungere Rieka e il mare, ammirare le bellezze della costa Croata ed avere il mare come compagno di viaggio per km e km ed osservarlo in ogni sua sfaccettatura, ammirare la sconfinata bellezza della costa Dalmata con le isole, isolette, insenature, cielo azzurro e mare, mare, mare di un blu intenso e farsi venire la nausea del mare che non ti molla fino alla fine.
I rifornimenti che si susseguono e il mangiucchiare costante per tenerti un po' su.
E nella notte capire di aver abbandonato il mare e tagliare direttamente per la montagna.
Ed uno dei mezzi che si fenna e che andrà trainato fino alla frontiera Bosniaca.
E nella notte sentire il freddo pungente ed ammirare 11 cielo scuro pieno di punti bianchi.
E le ore ed ore che si accumulano ed un intimità e fratellanza più aperti col proprio compagno di viaggio.
Ed incontrare ponti abbattuti e case sventrate dai cannoneggiamenti.
Le prime barbarie.
Ed il capire che abbandonare e avere la casa stuprata e la violenza fisica e morale spinta all'estremo.
Non si stuprano solo)e donne.
Ed arrivare così a Medjugorie stravolti dal viaggio ma intimamente sereni perchè ognuno di noi sa che
sta facendo qualcosa per un fratello.
Le frontiere attraversate sono sicuro che per ognuno di noi, nel nostro cuore non avevano senso ne presenza fisica.
E passare così la prima notte cercando di recuperare con un breve sonno un pò della fàtica del viaggio.
E risvegliarsi al mattino nel cielo terso di medjugorie ed osservare attentamente la chiesa onnai famosa in tutto il mondo.
E ritornare lentamente, cercando di vincere la stanchezza del giorno prima, la colonna per arrivare nel paese vicino di Kitluc per depositare i soccorsi trasportati e attendere in colonna più o meno silenziosi.
E fatto ciò riunirci e recarci a Mostar accompagnati da un lasciapassare.

E conoscere più da vicino gli altri compagni di viaggio, Mario, Teresio, Giovanni, Rodolfo, Matteo, Giancarlo, Daniele, Marco, Sergio, e arrivare all'ospedale di Mostar, e vederlo sventrato e diroccato.
E capire che un luogo dove in genere si salva la vita e' stato distrutto.
E' come sentire una cannonata nel cervello.
E il vedere le prime donne e i primi bambini avvicinarsi ai mezzi.
E il sentire le donne chiedere i pampers e il capire che anche li la vita continua.
E il vedere il sorriso dei bambini ai primi giocattoli che compaiono quasi per incanto, quasi a voler festeggiare con loro un Natale ritardato e vedere Slavko con un braccio offeso da una granata e cercare di tenerlo un po' più vicino degli altri e dagli il giocattolo più bello, e cercare di imparare i loro nomi slavi Ivan, Damian, Olivier,
per cercare nonostante tutto di personalizzare l'incontro.
E cercare di compiere il nostro dovere di uomini, e ripartire cercando di memorizzare un sorriso, un simbolo di speranza.
Ed osservare meglio il ritorno verso Medjugorie le croci che sorgono quà e là a voler ricordare una vita spenta dalle barbarie della guerra ed i mezzi contrassegnati dal segno UN per presiedere una situazione incerta e arrivare a Medjugorie e sederci a tavola ospiti di una famiglia e vedere finalmente in maniera più rilassata il viso dei compagni di viaggio.
E fare un'altra puntata a Kocevo per consegnare altri soccorsi e vedere altre case e ponti distrutti.
E ritornare a Medjugorie e partecipare alla messa e cercare di raccogliere i nostri più intimi pensieri.
Cenare e riposare la notte, e fare i primi preparativi per il rientro.
E recarci sul monte delle apparizioni così in gruppo accomunati da uno spirito di insofferenza. E raggiungere la sommità della collina a contatto del cielo azzurro e terso e anche con Dio.
Un momento di silenzio, ognuno raccolto dai propri più intimi pensieri.
E pregare per gli altri e per se stessi, e scendere dalla collina sacra e salutare i fratelli e compagni che restano.
Ed il lungo viaggio di ritorno dove la conoscenza e l'amicizia dei compagni di viaggio si approfondisce.
Ed ognuno ritorna alla propria casa sicuramente con qualcosa di più nella testa e nell'anima.



Cosa effettivamente sia successo interiormente,
cosa sia stato visto o conosciuto
lo dimostrano gli anni successivi,
con la nascita del gruppo

PROGETTO AIUTO EX JUGOSLAVIA.


Ospitato con il totale supporto presso la sede dell ' AVIS Albairate, dove si programmavano gli interventi, il gruppo a superato i 40 volontari, provenienti dai comuni dell' Abbiatense e qualcuno da Milano e persino da fuori provincia.
I magazzini dapprima in locali messi a disposizione dall' Amministrazione di Albairate, poi non più sufficenti fhrono concessi dalla Bes sempre in Albairate, la mobilitazione pressoché generale, è stato sicuramente il più grande impegno del periodo, sono state coinvolte tutte le comunità della zona, le Amm. Comunali, le Parrocchie, le Caritas, centinaia di ditte, le banche.
Innumerevoli i momenti di sensibilizzazione, tutti i sabati si realizzavano delle raccolte presso i supermercati del circondario, grande l'aiuto della stampa locale, vari i convogli, furgoni carichi di materiali consegnati con migliaia di quintali di generi di prima necessità.
L'impegno dei volontari era totale, i pensionati operavano durante il giorno, chi lavorava dava disponibilità di sera al sabato e domenica, era l'attività primaria di tutti, i viaggi erano considerati un riposo anche nei tre o quattro giorni si riusciva a dormire in un letto pochissime ore.


PICCOLA PANORAMICA


Aprile 94
, nove i mezzi per Medjugorie in questa occasione sono state messe a dimora sul Monte delle Apparizioni due croci a testimonianza dell' opera dei volontari.





I BAMBINI DI FUZINE


Giugno 94, la stampa, i Parroci, le famiglie e i volontari insieme al Sindaco di Cisliano sono a Fuzine nel campo profughi, per accompagnare Il bambini Bosniaci e 2 responsabili.
Che vennero ospitati per 5 settimane da altrettante famiglie di Cisliano e Bestazzo, per loro si sono organizzate giornate di ricreazione, all'oratorio feriale, in piscina, cercando di dare a loro un po' di serenità per dimenticare gli orrori della guerra .

Ma anche controlli e cure sanitarie e dentistiche, nel frattempo si effettuarono delle manifestazioni per la raccolta di fondi mirate all'acquisto di gasolio per riscaldamento, (il campo era a 800 mt di altitudine e l'inverno precedente veniva riscaldato per un' ora al giorno).



AVIS PROVINCIALE E AMM. ALBAIRATE


Luglio 94, un carico pronto per riempire lO mezzi, i volontari allertati, mancavano i fondi per il carburante, ai volontari non si poteva chiedere di più (nel gruppo tutti gli aderenti si sostenevano le loro spese personali di vitto ed alloggio).
Un consigliere dell' Avis di Albairate era anche consigliere dell' Avis Provinciale, grande opera diplomatica e in pochi giorni il finanziamento, altro colpo di bacchetta magica e l'Amministrazione di Albairate contribuì, e il convoglio partì.



RICONOSCENZA E VISlBlLITA'


Ottobre 94, altri lO mezzi per Mostar est, Rai tre da tempo intendeva fare un servizio sulla nostra opera, e al gruppo la visibilità interessava, così come in tanti viaggi la partenza in Piazza Marconi ad Abbiategrasso con la benedizione di Don Angelo.
Erano presenti i Sindaci di Cisliano ed Albairate e l'Assessore Regionale Toia che ha conferito al gruppo una medaglia quale riconoscimento della Regione Lombardia.
Anivati a Mostar il Sindaco ha voluto riceverci, dandoci una precisa spiegazione della situazione politica, poi ci consegnò un encomio ufficiale ed infine ci ospitò.

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